Giovedì (Adriano Modica)

Ci sono delle notti diverse dalle altre in cui il rumore del giorno lascia il posto ad un silenzio diverso, vuoto di rumore da una parte ma pieno di cunicoli dall’altra, cunicoli nei quali la mente si avventura spinta da un primordiale bisogno di chiarezza e da un’innata voglia di non accontentarsi delle finte certezze di cui ci circondiamo durante il giorno.

Quella di “Giovedì” è una di quelle notti in cui niente sembra essere più un punto fermo e dove tutto viene rimesso in discussione: domande, grattacapi, paradossi che in un primo momento sembrano deliri, allucinazioni ma poi gradualmente diventano dubbi più che leciti riguardo tutte le bugie che raccontiamo a noi stessi e che ci raccontiamo a vicenda; riguardo le false convinzioni che ci costruiamo; riguardo i falsi bisogni a cui ci assoggettiamo; riguardo tutti i pensieri che crediamo di costruire e che invece sono solo pensieri indotti che formuliamo di riflesso a sollecitazioni che troppo spesso ci vengono fatte in mala fede.

Quella che sul momento scambiamo per insonnia diventa dunque un risveglio; il giorno ci ha stordito, assordato con i suoi schiamazzi, impedendoci di sentire la voce interiore che improvvisamente si fa strada in questa notte magica e si manifesta attraverso le domande più bizzarre, anche le più buffe, quelle che di giorno ci vergogniamo di fare: la luna c’è ancora anche se non la vediamo oppure si è rotta o qualcuno l’ha manomessa? Perché il bicchiere è trasparente ma non è invisibile? Il letto è davvero il rifugio più sicuro per i sognatori? Perché quella sensazione che parlando col cane lui ci guardi e ci capisca come raramente succede con le persone?

Presto tornerà il giorno nuovo a riportarci quel rumore rassicurante, sovraffollato di parole scritte, cantate, parlate, urlate che raramente sono quelle giuste, raramente vengono a portarci qualcosa; saranno parole che verranno per confonderci, distrarci e alla fine portarsi via qualcosa di prezioso. Così ecco la tanto cara voce della radio o TV a cui siamo affezionati che arriva in nostro soccorso rassicurandoci che “oggi è giovedì, oggi è un giorno pari e non importa se io e te siamo dispari”, non importa, cioè, se tra noi e la nostra coscienza c’è un terzo, un intruso: verremo ripagati con la tranquillità di una vita controllata.

Tranquilli per la bufera appena volata via noi sorridiamo ma il nostro cuore non è stupido e questa farsa non la beve; lui sente perfettamente quanto pesa questo cielo artefatto e cerca di gridarcelo in tutti i modi perché sa che se ci allontaneremo troppo da noi stessi sarà molto facile perdere la strada di casa e sarà molto probabile che finiremo per sceglierci il nemico sbagliato.

Video:
  • Registrato in #bassafedeltà tra l’Ambulatorio Polifunzionale Mobile e l’Atom Heart Studio
  • Consulenza al mastering: Fabio Genco
  • Regia e montaggio: Adriano Modica
  • Riprese: Adriano Modica e B. Luporini
  • Cast: Giovanna Giurdanella nel ruolo della casalinga; Desi Brafa nel ruolo della ragazza bikini
  • Girato tra Modica, Comiso, Marzamemi e Costa dell’Ambra.
  • Grazie a: Laura Bruno, Corrado Rizzone, Atom Heart Studio, Fabio Genco, Giovanna Catalano, Giovanna Giurdanella, Desi Brafa, Gianni Pavone, Marco Modica. Un ringraziamento speciale ad Andrea Scarfò e qbianco per il supporto tecnico.
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Testo – Giovedì (A. Modica)

sono già le due di notte io non mi do pace
il bicchiere è trasparente però io lo vedo
no, tu dici che è normale ma io non mi capacito

pari passo
la guida per non uscire pazzi parla chiaro
non parlare col cane e se lui ti parla tu ignoralo

ma per fortuna oggi è giovedì
la radio ha detto che oggi è un giorno pari
per fortuna oggi è giovedì
e non importa se noi siamo dispari

non dirmi che questa notte si è rotta la luna
non dirmi che questo è il motivo per cui non c’è
no non può finire così mi pare ancora presto

va bene si che prima o poi saltiamo in aria
è vero o no?
no il nostro letto sicuro non servirà più a niente

ma per fortuna oggi è giovedì
la radio ha detto che oggi è un giorno pari
per fortuna oggi è giovedì
e non importa se io e te siamo dispari

dimmi che lo vedi pure tu
quanto pesa il cielo
e non sono io che sono pazzo